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I Colori della Tradizione PDF Stampa E-mail

Mestieri Perduti

Le pietre barocche del paese parlano, ancora oggi, della vita e delle emozioni del passato. Tra i mestieri ormai scomparsi troviamo le tante attività legate al mondo della cantina. C’erano “u vignarul”, la persona di fiducia del proprietario della vigna, “u tnllar”, l’operaio che riempiva i tinelli, “u carrtter”, addetto al trasporto dell’uva con il carretto, e “u fraccatòr” che la pigiava a piedi nudi. A questa tradizione era legata anche la professione di “u varler”, artigiano del legno esperto nella costruzione di botti di vari e dimensioni.

Anche la lavorazione dell’olio era svolto con il lavoro fisico dell’uomo. Le olive venivano trasformate in olio presso i “trappeti”, ambienti ipogei e dalla temperatura costante. Tutte le fasi di lavorazione erano molto dure, dalla raccolta manuale del frutto con il metodo della “brucatura” al trasporto, dalla molitura al filtraggio dell’olio.

Nei pressi dei colorati mercati ancora oggi si incontra il “terrazzano”, che vende le cosiddette “fogghie a misck”, erbe spontanee, raccolte nei campi o sui cigli delle strade, utilizzate per insaporire le pietanze tradizionali.

Sono invece completamente scomparsi i due mestieri del ramaio e dello stagnino, costruttori di utensili, quello dell’ “acquarul”,che distribuiva per le case acqua potabile e del sellaio, con le sue botteghe ubicate nei pressi delle strade di accesso al paese.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Ottobre 2009 17:08